Che
triste destino quello di Alma. Quel suo nome così dolce e poetico che
l'aveva condannata ad una vita infelice di terribili ferite.
Le
stradine bianche di Ronda e il caldo spagnolo erano le righe delle sue
pagine madide di sudore e lacrime. Era famosa nella calle come "el alma
madrugadora", l'anima mattiniera, perchè era l'unica che lavorava
nell'afa statica della mattina. I suoi clienti erano professori e uomini
d'affari, persone con poco tempo e ancor meno anima e lei ne offriva
in cambio di qualche moneta per tirare avanti.
Un professorone
vecchio e grasso, con un enorme naso da rapace necrofago un pomeriggio
le aveva scritto sulla mano Quell'acronimo che era stato la sua
condanna: Accomodante, Licenziosa, Muta e Allegra. Gliel'aveva scritto
spinto da un impulso poetico di cui non era realmente possessore,
indossando i panni di un Cirano tutto naso e niente cuore.
Il vecchio aveva aggiunto, in preda all'estasi di un amore in affitto: "tu sei come dovrebbe essere ogni donna: accomodante, licenziosa, muta e allegra" e da allora gliel'aveva ripetuto ogni mattina, fin quando Alma non ritrovò il suo nasone in prima pagina, serio e compianto.
Alma non era una di quelle ragazze di periferia che raggiungono la grande città con tanti sogni nella borsetta per poi finire col farla volteggiare agli angoli delle strade. Alma pensava che, per contrappasso, nascendo avevano dimenticato di fornirle un'anima. Sin da ragazzina non sentiva niente, nè gioia nè dolore nè noia. Aveva vissuto i primi sedici anni della sua vita in uno stato di anarchica atarassia.
Così aveva cominciato a vendersi per comprarsi un'anima e invece, una mattina di primavera, l'aveva trovata gratis.
Gliel'aveva rubata il Misterioso Giocatore. Non conosceva il suo nome, ma poteva passare ore intere affacciata alla finestra in attesa di vederlo passare. Spesso, se sentiva il rumore delle sue scarpe italiane, sgusciava via dal letto per correre alla finestra. Non era bello, ma lei ne era completamente folgorata. Era ormai un anno che dimenticava di mangiare se pensava al Misterioso Giocatore e trecentosessantacinque giorni in cui aveva riempito quaderni interi nel tentativo di riuscire a disegnarne gli enormi occhi verdi. Lui era giovane, aveva sempre soldi con sè, non si capiva da dove arrivassero e Alma aveva supposto si trattasse di un giocatore d'azzardo o almeno così voleva che fosse.
Dopo un anno passato alla finestra a lanciargli sorrisetti e a dimostrare quanto fosse veritiero il suo acronimo, si accorse che il Misterioso Giocatore aveva cominciato a ricambiare segretamente gli sguardi leziosi.
Anche se Alma incarnava i canoni della donna perfetta, si trattava pur sempre di uno scudo: da quando aveva visto il Misterioso Giocatore, si era meravigliata nel ritrovarsi sofferente per ogni sguardo negato e così la sua allegria e condiscendenza aveva finito per diventare un modo disperato di attirarne l'attenzione. Alma condinuava a darsi a chiunque e a vedere in chiunque gli occhi del Misterioso Giocatore. Correva alla porta, alla finestra, erano cadute tutte le difese e i clienti avevano cominciato a spaventarsi nel vedere quell'allegra puttana diventare una donna, una comunissima donna piena di amarezza e delusione. Nell'ultimo periodo Alma aveva scoperto quanto fosse consono quel soprannome che aveva inventato per il suo amore: il Misterioso Giocatore aveva cominciato a frequentare la casa di tolleranza, pagando una per una le ragazze, ciascuna per una notte diversa. E ogni notte Alma tremava di dolore e gelosia affacciata alla sua finestra, aspettava di vederlo uscire alle prime luci dell'alba, quando lui, uscendo, le rivolgeva uno sguardo divertito dalle sue lacrime. Da Accomodante Licenziosa Muta e Allegra come una bambola, un oggetto di impeccabile fattura, era diventata Amara Logorata Muta (dal dolore) e quasi Anoressica.
Dopo un'attesa struggente, giunse la sua notte, tutte le ragazze della casa si erano concesse e mancava solo lei. Decise di non vestirsi da puttana, sistemò la stanza e comprò un abito da signora con quello che rimaneva dei suoi risparmi. Attese il tramonto. Attese la mezzanotte. Attese l'alba. Ma lui non venne. Quella mattina lo vide mano nella mano con una delle prostitute della casa, tra tutte la più Accomodante, Licenziosa, Muta e Allegra, dopo di lei. Una ragazza che, come lei prima di innamorarsi, non possedeva anima. Con il tradimento di quel suo amore univoco, Alma scoprì che in amore l'anima non serve. Da quella mattina, svendette la sua anima a chiunque ne volesse un pezzo, tornando ad essere Accomodante Licenziosa Muta ma Amara, attendendo disperata l'epilogo di una storia in cui l'amore è un privilegio di chi non ama.
Il vecchio aveva aggiunto, in preda all'estasi di un amore in affitto: "tu sei come dovrebbe essere ogni donna: accomodante, licenziosa, muta e allegra" e da allora gliel'aveva ripetuto ogni mattina, fin quando Alma non ritrovò il suo nasone in prima pagina, serio e compianto.
Alma non era una di quelle ragazze di periferia che raggiungono la grande città con tanti sogni nella borsetta per poi finire col farla volteggiare agli angoli delle strade. Alma pensava che, per contrappasso, nascendo avevano dimenticato di fornirle un'anima. Sin da ragazzina non sentiva niente, nè gioia nè dolore nè noia. Aveva vissuto i primi sedici anni della sua vita in uno stato di anarchica atarassia.
Così aveva cominciato a vendersi per comprarsi un'anima e invece, una mattina di primavera, l'aveva trovata gratis.
Gliel'aveva rubata il Misterioso Giocatore. Non conosceva il suo nome, ma poteva passare ore intere affacciata alla finestra in attesa di vederlo passare. Spesso, se sentiva il rumore delle sue scarpe italiane, sgusciava via dal letto per correre alla finestra. Non era bello, ma lei ne era completamente folgorata. Era ormai un anno che dimenticava di mangiare se pensava al Misterioso Giocatore e trecentosessantacinque giorni in cui aveva riempito quaderni interi nel tentativo di riuscire a disegnarne gli enormi occhi verdi. Lui era giovane, aveva sempre soldi con sè, non si capiva da dove arrivassero e Alma aveva supposto si trattasse di un giocatore d'azzardo o almeno così voleva che fosse.
Dopo un anno passato alla finestra a lanciargli sorrisetti e a dimostrare quanto fosse veritiero il suo acronimo, si accorse che il Misterioso Giocatore aveva cominciato a ricambiare segretamente gli sguardi leziosi.
Anche se Alma incarnava i canoni della donna perfetta, si trattava pur sempre di uno scudo: da quando aveva visto il Misterioso Giocatore, si era meravigliata nel ritrovarsi sofferente per ogni sguardo negato e così la sua allegria e condiscendenza aveva finito per diventare un modo disperato di attirarne l'attenzione. Alma condinuava a darsi a chiunque e a vedere in chiunque gli occhi del Misterioso Giocatore. Correva alla porta, alla finestra, erano cadute tutte le difese e i clienti avevano cominciato a spaventarsi nel vedere quell'allegra puttana diventare una donna, una comunissima donna piena di amarezza e delusione. Nell'ultimo periodo Alma aveva scoperto quanto fosse consono quel soprannome che aveva inventato per il suo amore: il Misterioso Giocatore aveva cominciato a frequentare la casa di tolleranza, pagando una per una le ragazze, ciascuna per una notte diversa. E ogni notte Alma tremava di dolore e gelosia affacciata alla sua finestra, aspettava di vederlo uscire alle prime luci dell'alba, quando lui, uscendo, le rivolgeva uno sguardo divertito dalle sue lacrime. Da Accomodante Licenziosa Muta e Allegra come una bambola, un oggetto di impeccabile fattura, era diventata Amara Logorata Muta (dal dolore) e quasi Anoressica.
Dopo un'attesa struggente, giunse la sua notte, tutte le ragazze della casa si erano concesse e mancava solo lei. Decise di non vestirsi da puttana, sistemò la stanza e comprò un abito da signora con quello che rimaneva dei suoi risparmi. Attese il tramonto. Attese la mezzanotte. Attese l'alba. Ma lui non venne. Quella mattina lo vide mano nella mano con una delle prostitute della casa, tra tutte la più Accomodante, Licenziosa, Muta e Allegra, dopo di lei. Una ragazza che, come lei prima di innamorarsi, non possedeva anima. Con il tradimento di quel suo amore univoco, Alma scoprì che in amore l'anima non serve. Da quella mattina, svendette la sua anima a chiunque ne volesse un pezzo, tornando ad essere Accomodante Licenziosa Muta ma Amara, attendendo disperata l'epilogo di una storia in cui l'amore è un privilegio di chi non ama.