Giano ha due volti: uno rivolto al futuro e l'altro al passato.
Io e te siamo come Giano, ma il nostro destino è meno spirituale. Apparteniamo allo stesso corpo, perfettamente sovrapponibili nei gesti, negli atteggiamenti. Totalmente incapaci di guardarsi negli occhi.
Ognuno guarda nella propria direzione, nessuno dei due riesce a vedere l'altro.
Non riusciamo a vedere nemmeno lo stesso orizzonte. Forse siamo l'Androgino di Platone, ma con i corpi al contrario, per questo non riusciamo a stare abbracciati.
Siamo due candele, l'una di fronte all'altra, spente. Nessuno ha il fiammifero per accenderci, nessuno può farci sciogliere.
Il mondo scorre, io seguo il mio rivolo, tu corri dietro al tuo.
Finiamola qui.
Vivo in una prigione.
E' terribile, perchè non c'è amnistia che mi possa liberare. A te non interessa farlo.
La mia mente ha imposto delle rigide sbarre di ferro e non riesco ad uscire. Tu vivi nel tuo meraviglioso mondo delle regole, delle cose giuste e logiche e non vedi e non ti interessa la mia folle gabbia cerebrale.
Ordinario, sei ordinario.
Fai la cosa giusta, fai le cose che ti piacciono, sei incontestabile. Che rabbia, che odio! E' insopportabile la tua faccia perfettamente composta, con la tua barba sempre curata, con i capelli sempre ben tagliati.
Non sbagli mai.
Dici che non parlo, che so solo guardarti. Se anche tu mi guardassi, sentiresti tutte le cose che ti racconto con lo sguardo.
Ma tu ti infastidisci e abbassi gli occhi.
Abbiamo dormito insieme e niente, nemmeno un battito del cuore sembrava andare a tempo.
Nemmeno le nostre braccia si incontravano mai.
Non ti sopporto più. Perchè i tuoi difetti sono i miei e vederli vivi è insopportabile.
Finirà, perchè i due volti di Giano stanno iniziando a spingere in direzioni opposte e questo debole corpo finirà dilaniato.
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