"Come si sente oggi?"
"Così. Come ieri. Mi è venuto un po' da piangere questa mattina, ho ripensato a quella vecchia signora."
"Nella sua condizione è normale, anzi, mi raccomando: si deve trattenere, deve esercitarsi a non rigettare all'esterno tutto quello che le passa nella testa."
"Non ce la faccio, è logorante, è tutto sbiadito. La vita là fuori è terribile"
"Lei ha il morbo dello scrittore: ha creato una vita parallela nella sua testa, vede delle storie e forza la realtà. Deve gestirlo o rischia di essere inghiottito."
"Perchè no."
Il medico scrisse qualcosa sulla sua cartella e il Paziente avrebbe voluto afferrare quella penna e scrivere, scrivere e scrivere ma da settimane gli avevano insegnato a starne lontano come si fa con un fumatore e una sigaretta. Ripeteva notte e giorno: "Sai cos'è una penna? Una pena con più forza".
Da bravo paziente ripeteva il suo mantra tre volte al giorno. Non poteva rimanere chiuso in una stanza o la sua immaginazione volava alta. Non poteva uscire o generava una storia per ogni passante.
"Dottore, sono stato al supermercato questa settimana. Sono andato in quello che mi ha consigliato lei, quello con i muri grigi e le luci al neon."
"Com'è andata?"
"Male, dottore, male. Sono entrato, non ho salutato nemmeno la cassiera, non ho scritto la lista della spesa. Non c'era nessuno, ho comprato le fette biscottate, delle uova, ho preso il prosciutto confezionato, così non ho dovuto chiedere al salumiere. Ma non c'erano mozzarelle, nè formaggi confezionati. Ho pensato di farne a meno, mi son detto 'prenderò solo del pane'. Ma il pane era solo fresco, così come la verdura, la frutta...Ho dovuto chiedere al ragazzo al banco affettati. Ho chiesto a lui che sembrava così anonimo e insignificante per avere la certezza di potermi controllare... Dottore, forse non sono adatto per questa cura."
"Vada avanti, la prego, sono io che posso dirle se è adatto o meno."
"L' ho visto lì, in piedi, con le braccia lungo i fianchi, il camice e il cappellino bianco,lo sguardo vuoto. Poi ho visto la barba incolta e i capelli lunghi legati sotto il cappellino e non era più così anonimo! Dottore, ha presente la superficie delle bolle di sapone, ha presente quei colori fluidi e caleidoscopici che strisciano sulla superficie trasparente? E' così che vedo quando una storia mi esplode nella testa.
Entra una ragazza, anche lei abbastanza anonima, con gli occhiali e i capelli arruffati e lui, il giovane salumiere, sorride.
Vede dottore, mi è bastato questo.
La ragazza girava con finto disinteresse tra gli scaffali, prendendo di tanto in tanto qualcosa. Lui faceva finta di pulire l'affettatrice, ma la guardava. Lei si avvicina al banco salumi e ho sentito la tensione, ho percepito il magnetismo. I due si sono guardati dritti negli occhi, fissi come due calamite trattenute.
La ragazza chiede qualcosa, il ragazzo allora cerca di non tradire emozioni. Cerca di mantenere intatto il suo sguardo triste. Afferra muto un pezzo di grana e un coltello.
La ragazza aggiunge qualcosa e lui scoppia a ridere rivelando delle fossette timide. Anche la ragazza le ha viste, ho visto il suo cuore sospendersi, trattenersi, esplodere d'orgoglio per averlo fatto ridere.
E' un po' in imbarazzo, ma deve essersi promessa di non lasciarlo sfuggire. I due non sanno che dirsi, rimangono lì a guardarsi tra i salami e la bresaola, vergognandosi degli sguardi e rifugiandosi nel pavimento. La ragazza esce, lui la guarda andare via. Penso non si rivedranno, sembrava quasi che lei fosse andata lì a salutarlo, che volesse dirgli qualcosa ma una sorta di mano invisibile le abbia stretto le corde vocali.
Dottore, proseguo? Secondo me la terapia non sta funzionando"
"Questo sta a me dirlo. Lei è un paziente indisciplinato, tutto qui. Doveva entrare in un supermercato, comprare qualcosa e uscire. Ha visto solo una cliente che chiedeva del formaggio. Tutto qui. Il tempo a nostra disposizione è terminato. Signorina!"
L'infermiera che per tuttoil tempo era rimasta in un angolo a sfogliare un giornale si avvicinò.
"Dia al signore le sue pillole. Lei cerchi di essere costante, di ripetere quella frase che le ho detto e si ricordi i suoi esercizi per smettere di vedere cose che non esistono. Deve essere più cinico, più distaccato, la realtà le sembra sbiadita perchè nè è fin troppo immerso. Deve allontanarsene per poterla vedere nella sua globalità. Chiaro?"
"Chiaro. Quanto le devo per la seduta?"
Il medico avvicinò la sua barbona all'orecchio del paziente.
"Niente. La prego, torni ancora."
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