La lampada di carta di riso emanava una luce calda che si infrangeva contro le gambe del letto. La luna entrava di prepotenza nella stanza, sfidando con superbia le luci della strada.
Lei dormiva sotto l'enorme piumino.
"Che freddo! Ma le paghi le bollette? Vieni qui".
Vieni qui. Dopo ore ad osservare ogni pennellata sul suo viso d'ambra, a tentare di ripercorrela con le dita mentre lei parlava e rideva, erano finiti intrecciati.
E i suoi denti bianchi volevano fare a gara con quella luna invernale. Vincevano sempre.
In quella casa non c'era nulla fuori posto. O meglio, c'erano fogli sparsi ovunque, le scarpe erano nell'armadio assieme alle pentole e c'era una vecchia valigia nel bel mezzo del corridoio, ma tutto funzionava perfettamente, tutto era Lei.
La osservava rigirarsi nel sonno, pesante e silenzioso. Tutti i capelli davanti al viso, come se un'incredibile forza la attirasse verso il cuscino.
Rilesse.
Lui osservò di nuovo la stanza, la descrizione di Lei che dorme, di come erano finiti a letto.
Rilesse ancora e Lei cominciò a sbiadire.
L'aveva descritta, sognata, prevista, sperata. Tutto era stampato, anzi, marchiato, in quelle pagine. E in quelle parole Lei era bellissima, una dea greca moderna.
E anche in quel letto Lei era bellissima, accarezzata dalla penombra e dai suoi capelli invadenti, ma stava sbiadendo . Inspiegabilmente scolorita.
Lui rilesse ancora. Stavolta Lei sparì tra le sue lacrime, divenne un riflesso ondeggiante nei suoi occhi, la ragione che fece esplodere la sua mente.
Lui corse alla scrivania, tentò di fermare con l'inchiostro quelle lacrime, quell'esatto momento in cui lei diventò carta.
La testa china sul foglio, le dita bianche attorno alla penna, Lei si stava trasformando un racconto. Lei era altro.
Non era la stessa intrappolata in quei fogli, era un'altra versione, più imperfetta di quella cartacea. Non era sinuosa come quelle parole nere arrotolate tra le pagine.
Era irrisolta, come una domanda senza punto interrogativo. Non era la maestosa ed imponente figura di cui parlava. Sembrava un riflesso allo specchio.
Prima che Lei sbiadisse del tutto, sopraffatta dalle parole, Lui capì che l'avrebbe amata per sempre, ma attraverso la propria penna.
Nella notte gelida un uomo camminava, innamorato della sua donna di carta. Il riflesso allo specchio della donna di carta pianse tutte le lacrime per le otto parole con cui l'uomo aveva dichiarato il tradimento:" Due lunghe e romantiche vite divise dalle parole".
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