domenica 1 aprile 2012

Lo Spreco

Io sono lo spreco.
Sono la matita in eccesso all'angolo dell'occhio; 
sono il rossetto sotto le unghie;
sono l'acqua che cola sul mento quando bevi.
Sono il biscotto che immergi nel latte la mattina, con tanta attenzione aspetti che cada giù e proprio quando ti distrai diventa troppo molle e il tuo cucchiaio non riesce a recuperarmi. Ecco, io sono il biscotto spappolato sul fondo della tazza.
Sono seduta a questo tavolo da un'ora e lui guarda fuori dalla finestra. Immerge l'ennesimo biscotto nel latte e guarda fuori e quando si accorge che di nuovo si è trasformato in una disgustosa crema informe lancia ancora un'imprecazione e ne immerge un altro.
Va così da un'ora, non una parola, qualche sorriso e un abbraccio triste, troppo triste per essere spontaneo. Un abbraccio sprecato, un modo silenzioso per gettare lo spreco.
Ieri, dopo troppi mesi di occhiaie scavate con le unghie, rughe diventati canali per le lacrime, l'ho portato al cinema, sperando che, come quando eravamo ragazzini e cercavamo il buio per stare insieme, avrebbe afferrato nella penombra cinematografica la mia mano.
Lui la stringeva la mano, si, la stringeva forte. Ma non era la mia. 
Ecco perchè aveva insistito tanto che non andassimo soli.
Fuori dal cinema, rideva e fumava con lei mentre pagava meccanicamente il conto dei miei abbracci settimanali, guardava lei.
Lei che non era bella, non si truccava, non perdeva troppo tempo con i vestiti.
Io invece ne spreco tanto di tempo, non solo per migliorare il mio aspetto, ma per migliorare me stessa: ore di lavaggi a mano della mia essenza, ore di smacchiatore sui miei difetti, ore che non erano abbastanza.
Io sono lo spreco, seduta a questo tavolo e lo guardo affogare l'ennesimo biscotto.
Alla fine lui svuota la tazza nel lavandino, facendo scorrere l'acqua, anche se tutti quei biscotti sprecati non vanno via, sono lì ad otturare il passaggio. Mi guarda amaramente e lo spreco va via, liberando le tubature.

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