lunedì 30 aprile 2012

Senza Traccia

Questa volta vado fuori tema: niente fantasiosi racconti. Per questa volta concedetemi un racconto vero, un'indignazione reale, un'acre presa d'atto.
Ho detto che voglio che il mio pensiero sia come l'ortica e stavolta pruderà.
Domani è il Primo Maggio, festa dei Lavoratori: una festa che rivendica il lavoro, la giustizia, il bisogno di sicurezza sul e per il lavoro e, purtroppo, anche una protesta contro la precarietà. E io, che a vent'anni non posso dirmi lavoratrice, mi sento precaria, anzi, molto più che precaria: senza traccia.
A quindici anni ho scritto sul primo numero del giornalino scolastico. Un'esperienza bellissima e formativa, con delle vere redazioni, un giornalista a guidarci e tanti pomeriggi spesi a scuola. Ho imparato, seppure in piccolo, com'è un giornale e come muoversi tra le notizie, come impostare un articolo o un'intervista. 
Ma il giornalino su cui tanto abbiamo lavorato è uscito a giugno, quando la scuola era deserta, stampato su semplici A4 e goffamente rilegato con dello scotch colorato, perciò, solo noi che ci abbiamo scritto ne abbiamo letto gli articoli. Poco male, ho imparato qualcosa.
L'anno dopo il giornalista non c'era più, hanno cambiato il nome del giornalino e soprattutto hanno cercato di cambiare l' "indirizzo" da dare. Però sono stata nominata Capo Redattrice.
La cosa divertente, amaramente divertente, è che questo giornalino non è stato mai nemmeno stampato. Anzi, sembra proprio sparito nel nulla, così come i pomeriggi afosi passati nell'aula computer a scrivere, a spingere gli altri a consegnare i loro articoli... Nessuno sa dove sia e così, questa bella esperienza rimane solo un ricordo, senza nè attestati nè riconoscimenti. Anche se ci ho faticato.
Nel frattempo scrivevo su un giornale locale, un bel progetto di informazione cittadina, il mio primo giornale "vero". Quanti articoli ci ho scritto!
Ma... Niente contratto. Si, perchè il giornale aveva degli sponsor a sostenerlo e sin da subito si era capito che c'erano grossi problemi economici, perciò era meglio risparmiare sulla sedicenne senza esperienza. Chissà se nel mio curriculum potrò inserirlo.
Il giornale, dopo due anni di agonia, ha chiuso. La fortuna ha voluto che un giornalista notasse i miei articoli e che mi chiamasse a collaborare.
E' stata una gioia immensa: io, a soli diciassette anni collaboravo per un importante quotidiano!
Però, mi dice il caporedattore, non possiamo inserire il tuo nome agli articoli che scrivi, sei minorenne e non ti possiamo assumere. Ma che m'importa! Scriverò articoli senza nome fino a quando non arriverà il mio compleanno!
Poi hanno cominciato a dire che la carta stampata era in crisi, io ero piccola, non era il momento adatto per firmare contratti, i giornalisti scioperano, come facciamo ad assumere, la crisi, bla bla bla.

Quando ho compiuto diciott'anni ho provato a rientrare, ma addirittura non mi rispondevano. Altri quattro articoli senza nome e senza traccia.
Poi però ho conosciuto una giornalista di una televisione locale che mi ha presa sotto la sua ala protettiva e mi ha portata nella redazione del telegiornale. E' stato bellissimo. Quasi ogni giorno mi sedevo tra la scrivanie di una vera redazione, mi mettevo diligentemente a leggere le notizie del giorno, quando ne trovavo qualcuna interessante ci scrivevo un articolo e poi lo facevo revisionare. Che emozione quando il caporedattire mi ha fatto i complimenti! Ero tutta rossa ed emozionata!
Quanto era appagante sentire i miei articoli letti in televisione! Quanto orgoglio quella volta in cui mi hanno fatto registrare un servizio: era la mia voce! Era il mio articolo!
Ma era un piccola televisione privata, la crisi, il pagamento delle frequenze, io sono partita per l'università... Anche stavolta niente contratto, ma forse un piccola traccia del mio passaggio c'è. Ed è già un passo in avanti, anche se il numero di articoli che ho scritto non è sufficiente per iscrivermi all'albo.
Oggi scrivo per il giornale dell'università, una rubrica di cinema e teatro, ho tanta libertà e mi piace molto. Vorrei scrivere anche su altre rubriche, con calma farò tutto. E visto che scrivo così tanto, chiedo al Direttore se i miei articoli possono essere registrati per entrare nell'albo dei pubblicisti.
Non abbiamo un direttore responsabile, siamo un giornale universitario... insomma, anche qui tanto impegno, tanta passione che non possono concretizzarsi. Sono forse un' arrivista con l'ossessione di arricchire il curriculum? Direi di no.
Voglio fare la giornalista, ma è un mestiere molto competitivo e se hai più esperienza hai più possibilità. Soprattutto perchè voglio che la scrittura sia la mia unica fonte di sostentamento. Perchè so fare solo questo.
Sono precaria ancora prima di affacciarmi al mondo del lavoro. Ho fatto delle esperienze che mi pongono in una posizione di vantaggio, ma non posso dirlo. Perchè non c'è traccia formale.
E mi viene da ridere quando mi dicono: "hai vent'anni, non hai esperienza, non ti possiamo fare il contratto". Invece le esperienze le ho fatte e sono anche molte,sebbene non tante, rispetto ai miei coetanei con lo stesso sogno. Sembra quasi che fin quando non avrò trent'anni sarà giusto spremermi, senza pagarmi, perchè "devo formarmi" e quando non ci saranno più mamma e papà a pagarmi la formazione, sembrerà quasi che non ho fatto niente fino a quel momento. E allora sarò troppo grande e senza esperienza. Ma con tanti bei ricordi.

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